Ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti agli Stati Generali: “Mai più condoni, sono tentato omicidio.” Il piano del Governo: 5 miliardi dai fondi strutturali Ue e 2 dal cofinanziamento delle Regioni, 2 recuperati dai fondi a disposizione per le opere di messa in sicurezza e non spesi fino ad ora.
All’indomani dall’ennesima tragedia causata dal dissesto idrogeologico, con le due vittime in Liguria, il Ministro dell’Ambiente Galletti promette di non varare più condoni edilizi in quanto sono dei «tentati omicidi alla tutela del territorio» e presenta un piano per far partire finalmente le opere necessarie a ridurre i rischi dell’Italia: 9 miliardi in 7 anni.
Il piano contro il dissesto idrogeologico
Erasmo D’Angelis, coordinatore di #italiasicura, ha presentato il Piano nazionale contro il dissesto idrogeologico, nel corso degli Stati Generali contro il dissesto idrogeologico che si sono svolti ieri alla Camera dei Deputati.
“Con i 2 miliardi di euro non spesi – ha detto D’Angelis – verranno aperti 654 cantieri entro il 2014, per un totale di 807 milioni di euro, e altri 659 nei primi mesi del 2015, per un valore di 1 miliardo e 96 milioni di euro. Sono invece 1.732 i cantieri già aperti, per un valore di 1,6 miliardi di euro.”
Il Piano nazionale contro il dissesto idrogeologico “è il nostro new deal – ha spiegato D’Angelis che non ha risparmiato parole forti – perché non è più possibile continuare a contare le vittime ogni volta che piove, e perché la politica ha le sue responsabilità: ha spesso eluso il problema, illuso, promesso, condannato, sottovalutato e pianto lacrime di coccodrillo”.
“Ad ogni annuncio di condono – ha aggiunto D’Angelis – è stata una corsa contro il tempo per edificare laddove non era possibile: basta guardare alle aree golenali di un tempo diventati oggi aree urbanizzate. E basta vedere una delle ultime alluvioni, quella del Gargano: i carabinieri e la forestale hanno censito 50 edifici illegali, costruiti nell’alveo di corsi d’acqua e canali di scolo. Ma l’acqua e il fiume si riprendono i loro spazi”.
“Lo Stato c’è, il clima è cambiato – ha quindi assicurato D’Angelis. – Il Governo è intenzionato a spalare il fango della cattiva gestione dei territori e delle cose non fatte. Oggi ci sono le condizioni per aprire i cantieri in totale trasparenza e lavorare nei tempi previsti, con regole certe”.
Bonus a privati che investono nella tutela ambiente
Il Ministro Galletti ha infine ipotizzato un bonus per i privati che vogliono investire nella tutela del territorio, salvandolo dal dissesto idrogeologico “un bene che ci viene consegnato da gestire per un periodo di tempo e che dobbiamo consegnare ai nostri figli in condizioni migliori di quando ci è stato dato” ha commentato.
I commenti di Costruttori e Geologi
Usa parole forti il presidente dell’Ance (Associazione Nazionale Costruttori Edili) Paolo Buzzetti, intervenuto agli Stati Generali: “Tenere per cinque anni nel cassetto 2,4 miliardi di risorse già stanziate e mai spese è stata una responsabilità gravissima, ora dobbiamo poterli spendere. E che dire del fatto che l’Europa non ci consente di investire per opere di prevenzione ma ci dà il via libera per spendere ogni anno fuori Patto di Stabilità ben 3,5 miliardi di euro per riparare i danni. Sono anni che insieme a professionisti e ambientalisti abbiamo segnalato questo stallo e ora diamo atto al Governo di aver iniziato, con l’Unità di missione guidata da Erasmo D’Angelis, a velocizzare la spesa, ma ancora non basta”.
Gian Vito Graziano, presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi, è ottimista sul piano del Governo contro il dissesto: “Siamo dinanzi ad una svolta politica. Finalmente oltre agli investimenti economici si parla anche di investimenti culturali per la prevenzione. Nel nostro Paese bisogna ridurre il rischio idraulico e geomorfologico, migliorare la qualità delle acque, rinaturalizzare le sponde dei fiumi e curare la manutenzione del territorio”.
Il presidente dei Geologi ha infine concluso affermando che gli allagamenti e i drammi legati al maltempo che stanno accadendo in queste ore in Italia dimostrano che le cause del dissesto idrogeologico non risiedono solo nei cambiamenti climatici, ma soprattutto nello stato di grave malattia in cui versa il territorio italiano causa incuria e abusi edilizi.


