Linee guida nazionali per la certificazione energetica – seconda parte

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A seguito del primo post sulle linee guida nazionali per la certificazione energetica, ora descriviamo le metodologie di calcolo stabilite dal decreto legge e il sistema di classificazione degli edifici.

Metodologia di calcolo

La prestazione energetica complessiva dell’edificio è espressa attraverso l’indice di prestazione energetica globale EPgl:

EPgl = EPi + EPacs + EPe + EPill

dove:

EPi:            è l’indice di prestazione energetica per la climatizzazione invernale;
EPacs:      è l’indice di prestazione energetica per la produzione dell’acqua calda sanitaria;
Epe:           è  l’indice di prestazione energetica per la climatizzazione estiva;
EPill:          è  l’indice di prestazione energetica per l’illuminazione artificiale.

Nel caso di edifici residenziali tutti gli indici sono espressi in kWh/m²anno. Nel caso di altri edifici (residenze collettive, terziario, industria) tutti gli indici sono espressi in kWh/m³anno.
Il decreto ad oggi non tiene conto della prestazione energetica per l’illuminazione artificiale e neanche per la climatizzazione estiva. Per quest’ultima fornisce solo una stima qualitativa del fabbisogno richiesto dall’edificio senza tener conto dei rendimenti dell’impianto.

LineeGuida_Certificazione_Energetica_2009 (Fonte Ministeriale)

Il metodo di calcolo della prestazione energetica espresso attraverso gli indici di prestazione energetica dell’edificio per la climatizzazione invernale (EPi) e per la produzione dell’acqua calda sanitaria (EPacs), può essere:

• “Di progetto”, attuativo del “Metodo calcolato di progetto o di calcolo standardizzato” e fa riferimento alle metodologie di calcolo definite ai sensi dell’articolo 4, comma 1, lettere a) e b), del decreto legislativo, e precisamente alle norme della serie UNI/TS 11300

• “Da rilievo sull’edificio”, attuativo del “Metodo di calcolo da rilievo sull’edificio” di cui al punto 2 del paragrafo 4, che prevede tre livelli di approfondimento in funzione della tipologia di edificio, dell’estensione della superficie utile e del parametro energetico analizzato, come riassunto nella tabella.

Indice di prestazione termica dell’edificio per raffrescamento (Epe,invol)

Rappresenta il rapporto tra il fabbisogno di energia termica per il raffrescamento dell’edificio (energia richiesta dall’involucro edilizio, non tiene conto dei rendimenti dell’impianto di climatizzazione, quindi non è energia primaria) e la superficie utile. Il riferimento nazionale per il calcolo del fabbisogno di energia termica per il raffrescamento, direttamente o attraverso il metodo DOCET del CNR/ENEA, sono le norme tecniche di cui al paragrafo 5.1 del decreto, e, a oggi, per il caso specifico la seguente norma tecnica e sue successive modificazioni e integrazioni:

UNI/TS 11300 – 1 Prestazioni energetiche degli edifici – Parte 1: Determinazione del
fabbisogno di energia termica dell’edificio per la climatizzazione estiva ed invernale;

In alternativa al metodo citato, si può determinare la prestazione energetica in regime estivo mediante la determinazione dei seguenti indicatori (riferimento norma tecnica UNI EN ISO 13786):

• lo sfasamento (S), espresso in ore, rappresenta il rapporto tra il modulo della trasmittanza termica dinamica e la trasmittanza termica in condizioni stazionarie

• il fattore di attenuazione (Fa), coefficiente adimensionale, rappresenta il ritardo temporale tra il massimo del flusso termico entrante nell’ambiente interno ed il massimo della temperatura dell’ambiente esterno.

Classificazione degli edifici

L’attestato di certificazione energetica prevede l’attribuzione di specifiche classi prestazionali: strumento utile per contenere i consumi energetici e migliorare il parco edilizio esistente.
A tali esigenze si può rispondere con classi identificate dalle lettere dalla A alla G, nel senso di efficienza decrescente, con l’introduzione di una classe A+ (relativamente alla prestazione globale e a quelle concernenti la climatizzazione invernale ed estiva).

Il sistema di classificazione nazionale, relativo alla climatizzazione invernale, è definito sulla base dei limiti massimi ammissibili del corrispondente indice di prestazione energetica in vigore a partire dal 1 gennaio 2010 (EPiL(2010)), di cui alle tabelle 1.3 e 2.3 dell’allegato C al decreto legislativo, e quindi parametrato al rapporto di forma dell’edificio e ai gradi giorno della località dove lo stesso è ubicato. Il requisito minimo, fissato a partire dal 2010, è stato posto quale limite di separazione tra le classi C e D (soglia di riferimento legislativo).

LineeGuida_Classificazione_Certificazione_Energetica

Per quanto riguarda gli edifici residenziali gli indici di prestazione sono espressi in kWh/m2 anno, mentre per residenze collettive o edifici non residenziali, i medesimi indici sono espressi in kWh/m3 anno.
Per quanto riguarda la prestazione energetica per la preparazione dell’acqua calda per usi igienici e sanitari, è stata predisposta una scala di valori costituenti le classi energetiche (punto 2 dell’Allegato 4 del Decreto).

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L'autore

Eris Caon

Ingegnere civile libero professionista, certificatore energetico, esperto in fonti rinnovabili, progettazione strutturale e soluzioni innovative, in particolare nella realizzazione di rinforzi strutturali con materiali compositi.

1 commento

  1. Alessandro Giovanni Rattini on

    Sono un professionista, ingegnere, operante dal 1972, progettista di impianti idrotermosanitari ( legge 373 – legge10 e successive ….)
    Nella redazione della legge 10 e nella stesura delle Certificazioni energetiche (con riferimento ad abitazioni unifamiliari isolate od a schiera ) il parametro più discusso è quello di Superficie Utile ché non può identificarsi con quella ‘di progetto’ poiché è uso comune consolidato l’utilizzo delle superfici accessorie ( vani di altezza minore di ml 2,70 , di solito ml 2,40/2,50) che vengono dotate di impianto di riscaldamento e vissute quasi abitualmente nel corso dell’anno.
    Occorre quindi introdurre una definizione di ‘Superficie Utile Termica’, condivisa almeno a livello regionale che permetta di ottenere risultati il più possibile congruenti con il reale utilizzo degli alloggi.
    Non si può ignorare la realtà delle cose; Ritengo che la Certificazione non sia riconducibile ad un semplice esercizio tabellare ma che debba fornire un dato reale dei consumi normati, di ogni abitazione, non prescindendo dalle tipologie.
    Ovviamente i consumi reali saranno funzione anche dello stile di vita degli abitanti !!
    Grazie

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