Energia nucleare? Meglio le rinnovabili

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Il dibattito sull’uso dell’energia nucleare è sempre stato acceso, trovare fonti energetiche sostitutive ai combustibili fossili, in via di esaurimento, è un’emergenza mondiale. Negli ultimi tempi, il Governo italiano è tornato a promuovere la costruzione di centrali nucleari.

In questo post  illustrerò alcuni limiti sull’utilizzo dell’energia nucleare, come i costi e rischi sia per l’ambiente che per l’uomo.

Un breve excursus storico sull’energia nucleare

L’energia nucleare è generata dalla fissione o dalla fusione del nucleo di un atomo.
Il primo scienziato al mondo che intuì la possibilità di ricavare energia dal nucleo dell’atomo fu Albert Einstein nel 1905.

Dwight David Eisenhower nel 1953 all’assemblea delle Nazioni Unite, nel discorso “atomi per la pace”, propose di fondare un ente internazionale promuovendo un uso non bellico ma civile per l’atomo.

La prima centrale nucleare commerciale al mondo fu quella di Calder Hall, in Inghilterra, e iniziò a lavorare nel 1956 con una potenza iniziale di 50 MW (successivamente divenuti 200 MW).

Poi l’opinione pubblica venne sconvolta dagli incidenti a Three Mile Island nel 1979 e il più grave, a Chernobyl nel 1986, il cui numero delle vittime collegate, a seconda delle fonti, oscilla tra le 4.000 e le 200.000.

Diverse nazioni, soprattutto europee, dal 1987, hanno deciso di abbandonare lo sfruttamento dell’energia nucleare. Anche l’Italia.

Criticità del nucleare

  • Costo dell’energia elettrica

I sostenitori del ritorno all’energia nucleare affermano che in Italia l’energia elettrica costa di più rispetto agli alti paesi europei in quanto non vi sono centrali nucleari nella nostra penisola.

Tuttavia altri osservatori notano che la discrepanza di costo è costante sia nei confronti dei paesi europei nuclearizzati che in confronto agli altri non nucleari come Austria, Danimarca, Grecia, Lussemburgo, Portogallo, che quindi i maggiori costi avrebbero cause diverse, come l’altissima tassazione rispetto agli altri paesi europei e una liberalizzazione dell’energia elettrica che non ha portato a una reale diminuzione delle bollette.

  • Produttività

In generale, il nucleare è una fonte energetica che non si è sviluppata secondo le aspettative, e il suo contributo alla produzione totale di energia è in calo: nel 1985 soddisfaceva il 4,5% del fabbisogno di energia primaria a livello mondiale; nel 2003 era al 5,5%, quando prima del disastro di Chernobyl si prevedeva una crescita fino al 15%. Nel 2004 l’AIEA stimava che il totale sarebbe sceso progressivamente fino al 5–5,2% nel 2030, anche se questo dato implica comunque un aumento della potenza nucleare installata nel mondo (fonte Wikipedia).

La Francia, paese che utilizza il nucleare, è dipendente dal petrolio più dell’Italia: consuma 1,46 tonnellate per abitante rispetto agli 1,31 della nostra nazione “denuclearizzata”. L’elettricità non si fa con il petrolio. Secondo l’economista ed ingegnere dell’energia Bernard Laponche, non è vero che in Francia il nucleare produce il 40% dell’energia, perché la centrale nucleare prima di tutto è termica, solo una parte del calore si trasforma in elettricità, il 20% del consumo di energia, per cui il contributo finale del nucleare in Francia è del 14%, il resto è petrolio, gas, carbone ed energie rinnovabili.

  • Sicurezza

In alcune tipologie di reattori l’acqua del ciclo di potenza dei generatori a turbina non ha alcun contatto con il reattore nucleare, in pratica è esente da qualsiasi forma di emissione radioattiva; in altre tipologie (reattori BWR o gli RBMK) invece non esiste questa separazione.

In ogni caso, durante l’esercizio, una centrale nucleare emette piccole dosi di radioattività sotto forma di effluenti sia liquidi che gassosi: trizio, isotopi del cesio, del cobalto, del ferro, del radio e dello stronzio. Inoltre, tali emissioni perdurano anche a distanza di decenni dalla chiusura degli impianti in quantità che vanno dalle migliaia alle centinaia di milioni di becquerel.

L’Agenzia Internazionale per l’energia Atomica ha stabilito una scala per il livello degli incidenti possibili in una centrale nucleare: da 0 a 3 incidenti lievi, da 4 a 5 incidenti che coinvolgono ambiente e persone, 6 e 7 incidenti gravi e molto gravi. Ma in questa scala non sono misurate le emissioni quotidiane immesse nell’area circostante alle centrali.

Inoltre non sono ancora chiare le conseguenze dei danni provocati al genoma umano dopo incidenti come quello di Chernobyl.

  • Scorie

Altra criticità per il nucleare sono le scorie radioattive. Sia la fissione nucleare che la fusione (seppur quest’ultima in maniera molto inferiore) producono materiali residui ad elevata radioattività che rimangono estremamente pericolosi per periodi lunghissimi: si parla fino al milione di anni.

Le scorie sono vari elementi radioattivi leggeri (i prodotti di fissione) e di combustibile esaurito (uranio, plutonio ed altri radioelementi attinoidi pesanti) che vengono estratti dal reattore.

Questo materiale, emettendo delle radiazioni penetranti, è altamente radiotossico e richiede dunque severe precauzioni nel trattamento e nello smaltimento. Ad oggi applicazioni pratiche di soluzioni realmente definitive non sono ancora state realizzate e collaudate dal tempo.

Conclusioni

Queste sono delle considerazioni che fanno riflettere riguardo alla proposta di costruire nuove centrali nucleari in Italia.
Secondo me la strada da seguire è doppia: diminuire i consumi, attraverso la costruzione di case, auto ed elettrodomestici meno “spreconi” di energia, e allo stesso tempo realizzare nuovi impianti di energie rinnovabili che non portano rischi a persone e all’ambiente.

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L'autore

Elena Liziero

Neomamma geek, blogger e giornalista, mi piace tutto ciò che riguarda la comunicazione, le eco-innovazioni e la creatività.

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